Letteratura

Mi era sfuggito. Era da mettere nella sezione citazioni, ovvero quando qualcuno dice qualcosa meglio di te, ma ho preferito farne un post.

Dal Corriere on line del 9 marzo 2009.

Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

Le Clézio illeggibile. La Lessing? Ha scritto un solo libro Amo Cormac McCarthy. Salinger sarà dimenticato

Mentre il resto dei critici li buttava alle ortiche in quanto «elitari e non rappresentativi delle altre culture», Bloom ha riesumato i cosiddetti «maschi europei bianchi e defunti». Beccandosi l’accusa di razzismo, elitismo e sessismo. «I miei autori preferiti restano Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust e Wilde — annuncia in tono di sfida —, perché espandono la nostra coscienza senza deformarla. E toccano l’individuo, senza pretese di cambiare il mondo».
Tra gli «intramontabili», Bloom annovera i grandi poeti yiddish Jacob Glatshteyn and Moyshe-Leyb Halpern ma non il premio Nobel Isaac Bashevis Singer. «Un autore mediocre. Al suo posto meritavano di vincere Chaim Grade, artefice dello splendido Yeshiva e Israel Joshua Singer, fratello maggiore ben più talentuoso di Bashevis che ci ha lasciato il bellissimo I Fratelli Ashkenazi ».

Dario Fo
Dario Fo

Le sue crociate anti Nobel, d’altronde, sono ben note. «L’hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria — si lamenta —, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant’anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo». Persino Toni Morrison non sarebbe degna del premio: «Siamo vecchi amici e le voglio bene. Ma dopo Amatissima ha scritto solo supermarket fiction, perseguendo una crociata socio-politica. Eppure nell’era di Obama è obsoleto sostenere che la pigmentazione, l’orientamento sessuale o l’etnia di uno scrittore contino». Gli ultimi Nobel meritati? «Harold Pinter, una voce autentica, anche se discepolo di Beckett. E José Saramago, con cui ho litigato perché è uno stalinista che si è fatto espellere da Israele accusandolo di aver creato una nuova Auschwitz a Gaza».

Tra i contemporanei Bloom detesta J.K. Rowling, Stephen King e Adrienne Rich («spazzatura») e ama Cormac McCarthy («Meridiano di sangue è un libro straordinario »), Philip Roth («Pastorale Americana e Il teatro di Sabbath sono capolavori»), Thomas Pynchon («L’incanto del lotto 49 è eterno »), e Don DeLillo («Underworld è eccellente, ma la prima parte è meglio della seconda »). Più tiepido nei confronti di Salinger: «Il giovane Holden continua a commuovere, ma tra 30 anni sarà demodé».
Troppo severo? «La critica letteraria non può essere impersonale», ribatte. «Al contrario di T.S. Eliot, penso che debba essere personale, appassionata e viscerale. Ma socializzare con gli autori che recensisci è un errore. Meglio conoscerli dalle loro opere». «Se non parliamo noi male dei morti, chi lo farà?», aggiunge con un sorriso birbone, passando a rassegna alcuni grandi autori scomparsi di recente. Da Updike («uno scrittore minore con un grande stile») a Mailer («uomo generoso e appassionato ma la sua opera migliore è stata, appunto, Norman Mailer») e da Bellow («un vero pazzo, una persona per molti versi impossibile») a David Foster Wallace («molto dotato ma ogni suo libro era incompleto »).

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L’unico nome che gli fa, seppur momentaneamente, perdere la flemma, è quello di NaomiWolf, che nel 2004 lo accusò di molestie sessuali a Yale, dieci anni prima. «L’ho ribattezzata la figlia di Dracula perché suo padre e il più noto esperto di Bram Stoker. È un mostro, una barzelletta internazionale, una bugiarda patologica al soldo dei politically correct intenti a distruggermi. Non è mai stata una mia studentessa». A difenderlo, all’indomani dello scandalo, fu l’ex discepola Camille Paglia (scoperta da Bloom, al quale deve il lancio della carriera), con un articolo di fuoco su Salon, dove fece a pezzi la guru femminista. «Camille ed io siamo rimasti molto amici—spiega —. Lei mi chiama papà».
Tra i suoi tanti fan Bloom annovera anche papa Wojtyla. «Amici comuni mi dissero che aveva letto e apprezzato tutti i miei libri e m’offriva un’udienza, se mi fossi recato a Roma. Rifiutai». Il motivo non era di natura personale. «Cristianità è sinonimo di antisemitismo, come dimostrano tutti i testi chiave del Nuovo Testamento, a partire dal Vangelo di Giovanni—dice—. E come dimostra l’atteggiamento di Benedetto XVI nei confronti del vescovo negazionista Richard Williamson». Il suo rapporto con Dio? «Non posso capire un Dio potente ed onnisciente che abbia permesso Auschwitz e la schizofrenia», replica Bloom, il cui primogenito, Daniel Jacob, è affetto da una grave forma di schizofrenia sin dalla nascita.

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