Ho un’anima insaziata (Ai vida).

Ho un’anima insaziata (Ai vida).

Copyright Garry Winogrand

Copyright Garry Winogrand

Porque é longa a minha sede

Trago a alma insaciada

Uma voz sem tom nem tempo

Age oculta, p’la calada

 

Sou a solidão do tempo

Quando o nevoeiro cerra

Sou a estranha flor ao vento

No esquecimento da terra

 

Num intenso gesto de alma, sou

Esta pena de me achar tão só

Tanto e tão pouco

Ai vida!

 

Porque é longa a minha sede

Busco a fonte desejada

Uma voz sem tom nem tempo

Que se oculta em mim, calada

Jorge Fernando

Vieni, prendimi per mano e portami via con te (Nha vida).

Vieni, prendimi per mano e portami via con te (Nha vida).

Lovers_at_the_Louvre

Nha Vida

Hoji n`odjal

Hoji n`odja homi di nha vida

Ê cenam Ku mon n`fica sima pomba perdida

N`amor bem dam razon di vivi

Bem intchi nha vida di kusa fasi

Nhas horas alegri n`krê passa Ku bó

Nhas horas tristi n`krê passa ku bó

Nha passa tempo n`krê passa ku bó

N`amor ami n`naci pam vivi ku bó

Bem pegam no mom Bem lebam ku bó

N`krê bai na bu ragass

Bem inxinam tudo kusa k`inda n`ka sabi

Bem lebam ku bó inxinam tudo kel ki bu prendi na vida

N`amor bem dam razom di vivi

Bem intchi nha vida di kusa fasi

N`sta raserva nha vida pa bó

N`amor ami n`naci pam vivi Ku bó

Ó kim sta ku bó pa mim mundo ka existi màss

Ó kim sta ku bó mundo feto só di nôs dôs

Lura

 

Vita mia

Oggi l’ho visto

Oggi ho visto l’uomo della mia vita

Mi ha fatto un cenno con la mano ed io mi sono sentita una colomba persa.

Amore mio, vieni a darmi ragione di vivere

e indicami cosa devo fare nella mia vita

nelle ore felici io vorrei stare con te

nelle ore tristi io vorrei stare con te

nel passatempo io vorrei stare con te Amore mio,

io sono nata per vivere con te!

Vieni prendimi per mano

e portami via con te

Vorrei andarmene tra le tue braccia

Vieni e insegnami tutto quello che ancora non so

vieni e insegnami tutto quello che tu hai imparato nella vita

Amore mio, vieni a darmi ragione di vivere

e indicami cosa devo fare nella mia vita

Riserverò la mia vita per te,

Amore mio, io sono nata per vivere con te!

Per me, quando sto con te il mondo non esiste più

Per me, quando sto con te il mondo è solo per noi due!

 

Auguri di una Santa Pasqua di Resurrezione

Auguri di una Santa Pasqua di Resurrezione

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«La fragilità dei tempi in cui viviamo è anche questa: credere che non esista possibilità di riscatto, una mano che ti rialza, un abbraccio che ti salva, ti perdona, ti risolleva, ti inonda di un amore infinito, paziente, indulgente; ti rimette in carreggiata.
Quando si sperimenta l’abbraccio di misericordia, quando ci si lascia abbracciare, quando ci si commuove: allora la vita può cambiare, perché cerchiamo di rispondere a questo dono immenso e imprevisto, che agli occhi umani può apparire perfino “ingiusto”, per quanto è sovrabbondante».
Papa Francesco

«Quando il centurione vide Gesù; quando la samaritana si sentì guardata e descritta in tutto; e quando l’adultera si sentì dire: “Neanch’io ti condanno, va’ e non sbagliare più”; quando Giovanni e Andrea si videro quel volto fissarli e parlargli: fu un immergersi nella sua presenza.
Immergerci nella presenza di Cristo che ci dà la sua giustizia, guardarlo: questa è la conversione che ci cambia alla radice; vale a dire: che ci lascia perdonati. Basta riguardarlo, basta ripensarlo, e siamo perdonati».
Luigi Giussani

L’ospite inatteso: Buon Natale!

L’ospite inatteso: Buon Natale!

Kandinsky_linea_curva

 

Come ogni anno, il Movimento di Comunione e Liberazione propone un’immagine artistica e un testo come aiuto a vivere il mistero del Natale.

Quest’anno l’immagine è di V. Kandinsky, Linea curva libera verso il punto: suono simultaneo di linee curve geometriche, 1925. Metropolitan Museum of Art, New York (© The Metropolitan Museum of Art / Art Resource / Scala, Firenze).

«È come un pezzo di ghiaccio entro cui brucia una fiamma». Così scriveva Vasily Kandinsky nel 1925, lo stesso anno in cui realizzava questo disegno a inchiostro su carta, oggi conservato al Metropolitan Museum di New York. Sono trascorsi oltre quindici anni dal suo primo celebre acquerello astratto del 1909. L’arte di Kandinsky si è fatta in apparenza più fredda e calcolata: sono gli anni in cui insegna al Bauhaus, la celebre scuola tedesca di architettura e design legata al razionalismo e al funzionalismo. Scrive anche un saggio di teoria artistica intitolato Punta, linea e superficie. Questo disegno è la perfetta esemplificazione del suo intento: rendere in modo chiaro e puro una dinamica pienamente reale ed umana. Questa dinamica è l’attrazione esercitata sulla linea (la nostra vita) da un punto (l’altro, l’ospite inatteso). Un qualcosa che, per quanto smaterializzato nella rappresentazione di Kandinsky, produce, come lui stesso aveva scritto, «una vibrazione del cuore». E forse le curve accompagnano la traiettoria potrebbero essere proprio lette come la rappresentazione di questa vibrazione…
(Giuseppe Frangi, controcopertina di Tracce, dicembre 2015)

Arrivi tu, la mente torna.

Arrivi tu, la mente torna.

Derek Clark, Like a bird

Derek Clark, Like a bird

 

La mente va,
Dove va
Chissà
Mi sento donna così
Come mai?
Non c’è al mondo che
Ormai
Mi aspetta
Io lo so
Io voglio vivere
Anche per me,
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Apro già la porta ma…
Arrivi tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio immenso
Che persino io
Non ho più senso
Arrivi tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo se mi perdoni

Non mi saluti
Ti siedi
E poi
Apri il giornale
Non guardi più me
Mi lasci sola così
Perché io volo senza te
Io voglio vivere
Anche per me
Scoprire quel che c’è
Io voglio
Sono già diversa ma
Mi parli tu
La mente torna
Il cuore mio
Quasi si ferma
E intorno a me
Lo spazio è immenso
Che persino io
Non ho più senso
Mi parli tu
Il mondo è acceso
Quello che era mio
Tu l’hai già preso
Non ci son più per me
Esitazioni
Ti chiedo solo
Se mi perdoni

Mina

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

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Come diceva Pavese: «Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro; e questo ti ride, perché il cuore è sete di felicità e di bellezza. Un cielo che non è tuo, però: non lo vuoi; il mattino, questo mattino, non lo vuoi. Quante volte non vorremmo neanche il mattino stesso, non vorremmo neanche vivere! Noi collaboriamo come diceva il libro della Sapienza alla morte. Il potere umano collabora alla morte con la violenza, favorendo un’educazione che giunge inesorabilmente alla diffusione della violenza: dalla timidezza dei rapporti familiari fino ai pubblici attacchi assassini, si favorisce la violenza. Ma anche noi! Proviamo a pensare come ci alziamo ogni mattina, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, di qualsiasi tentativo di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.

Luigi Giussani

Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti.

Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti.

(…) Una foto oggi non può più essere neutrale, non sa esserlo: addirittura può arrivare a “distorcere” il significato dell’accaduto che vorrebbe rappresentare poiché si applica e si diffonde attraverso la “suggestione” e non con l’approfondimento o il racconto, nonché tramite una metodologia moderna che ha un nome preciso e per cui non bisognerebbe mai fare il tifo: la “viralità”.
In definitiva dovrebbe essere questione di orrore.

Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti. E invece la “viralità” assuefà. Dovrebbe riguardare questo: di non curarsi se la foto di un bambino cadavere ci stia o no informando su una questione cruciale che riguarda noi e il mondo, di non parlare di opportunità, di deontologia, di giornalismo, di domandarsi se si poteva raccontare quello stesso fatto senza quella foto, o di scrivere questo stesso articolo, perfino: ma solo di provare orrore. Di vomitare. Il banale e dimenticato orrore, quel moto dell’animo che ci fa venire voglia di mettere una musica di Brahms o di infilarci in silenzio nella camera di nostro figlio per sentire che rumore fa il suo respiro mentre dorme o di telefonare alla persona che più amiamo solo per farci dire che sta bene, che è arrivata in ufficio; di combattere con tutte le armi in nostro possesso contro la sconvolgente idea che sia davvero possibile destarsi un mattino da sogni agitati e trovarsi trasformati nel proprio letto in un enorme insetto.

Stefano Sgambati (Il Foglio)