febbraio 8, 2010
Uomini del genere.
febbraio 7, 2010
Quasi felice.
Veronesi chi? Quello che “bisognerebbe che le persone a 50 o 60 anni sparissero” per lasciare spazio a “piccoli gruppi che si riproducono e si diffondono per clonazione” senza bisogno di entrambi i genitori come ai tempi dell’ “androgino-ermafrodita” originario [sic], ed anzi, preferibilmente che si producano per “autoclonazione” femminile, come nel caso di “una donna bella e intelligente che voglia figli, senza uomini, perché li odia” per concludere che, in questo modo, “il desiderio sessuale cesserebbe di essere uno dei maggiori elementi di competizione” e nessuno “sarebbe più ossessionato dalla ricerca del partner” realizzandosi finalmente una società “quasi felice”? [La libertà della vita, 2007] Questo, Veronesi? Questo, ha detto che “la religione impedisce all’uomo di ragionare”?
Gaetano Tursi, Portici (Na), lettera al Foglio, febbraio 2010.
febbraio 6, 2010
Non lasciare che il dolore si estingua.
(..) Disse che mentre era vero che con il tempo il dolore guarisce, ciò accade solamente al costo del lento estinguersi delle persone amate dalla memoria, che è l’unico luogo in cui quelle esistevano prima ed esistono tuttora. I volti svaniscono, le voci si attenuano. Riprenditeli, sussurrò il sepulturero. Parla con loro. Chiamali per nome. Fa’ così e non lasciare che il dolore si estingua, poiché è il dolore ad addolcire ogni dono.
Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi
febbraio 6, 2010
In vece di Dio.
Lei piangeva. Lui singhiozzava e pareva a sua volta esausto e disperato. Disse che mentre ci si vorrebbe augurare che Dio punisca coloro che compiono azioni simili, e che mentre spesso la gente se lo augura davvero, sapeva per esperienza che non era possibile parlare in vece di Dio e che gli uomini che avevano storie malvagie da raccontare spesso conducevano vite comode, morivano in pace e venivano seppelliti con tutti gli onori. Disse che era un errore aspettarsi troppa giustizia in questo mondo.
Cormac McCarthy, Oltre il confine, Einaudi
febbraio 5, 2010
Ho finito per credere solo nella dinamite.
febbraio 5, 2010
Anseio (fuga apressada).
Anseio
Anseio
Pela visaõ
final
da sociedade
Vagueio
Entre ilusães
seguras
Sobre a verdade
Confesso
a impressaõ
De pouca
sensibilidade
E peaõ,
Numa cansaõ
um pouco de actualidade
Anseio
Pela visaõ
Total
Da nossa Idade
Levada
Entre versães
Contrarias
Da realidade
Confesso,
Que naõ perdi
Ainda
toda a vontade
De Ter
A fotografia
De Toda
A humanidade
Anseio
Uma razaõ
No meio
Da confusa
E espero
aqui vir falar
contigo
Quando parar.
Madredeus
febbraio 1, 2010
Tu cosa gli dici?
Tu cosa gli dici?
Cosa gli dico?
Eh. Cosa.
Diavolo, qualsiasi cosa. Fa lo stesso, tanto non ascoltano.
Sì, ma qualcosa bisogna pur dirgli. Tu cosa dici?
Prova l’approccio diretto.
Cioè?
Be’, come quel mio amico. Ha abbordato una ragazza e le ha detto quanto vorrei una bella topina.
Vuoi scherzare? E lei cos’ha detto?
Ha detto non dirlo a me. La mia è larga come il tuo cappello.
Oh merda, Sut. Eddài, tu cosa gli dici? Ragazzi quella ha un paio di tette che non hai idea.
Ce l’ho eccome. Non pensi che sia troppo vecchia per te?
Abbiamo la stessa età.
Vabbè.
Com’è che si fa per farle spogliare? Dio, vorrei proprio saperlo.
Le spogli.
Ah sì? E lei intanto cosa fa? Per giuda, voglio dire, se ne sta lì a guardare fuori dalla finestra? Non ci capisco una mazza Sut. Mi sembra tutto così difficile.
Lasciarono il sentiero per una pista canina, con Suttree che se la rideva. Dille che ha proprio un bel paio di tette, concluse.
Merda, fece Harrogate. Sarebbe capace di farmi saltare i denti uno a uno.
Cormac Mc Carthy, Suttree, Einaudi
gennaio 31, 2010
¿Me quieres?
Alejandra si fermò a mezz’acqua e si voltò indietro. Tremava ma non per il freddo perché freddo non faceva. Non dirle niente. Non chiamarla. Quando lo raggiunse lui le porse la mano e lei la strinse. Era così bianca nell’oscurità che sembrava ardere. Come un fuoco fatuo in una foresta buia. Che ardeva freddo. Ardeva freddo come la luna. I fluenti capelli neri le galleggiavano intorno nell’acqua. Lei gli mise l’altra mano sulla spalla, guardò la luna a ponente, non dirle niente, non chiamarla e infine si voltò a fissarlo. Ancor più dolce per quel piccolo furto di tempo e di carne, ancor più dolce a causa dell’inganno. Le gru appollaiate su una zampa sola fra le canne della riva alzarono la testa sfilando il lungo becco nascosto sotto l’ala e li guardarono. Me quieres? disse lei. Sì, disse lui. Poi la chiamò per nome. Dio, sì, disse lui.
Cormac McCarthy, Cavalli selvaggi, Einaudi








