How far would I travel Just to be where you are? (How much do I love you?)

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How much do I love you?
I’ll tell you no lie
How deep is the ocean?
How high is the sky?
How many times in a day
Do I think of you?
How many roses are
Sprinkled with dew?

How far would I travel
Just to be where you are?
How far is the journey
From here to a star?
And if I ever lost you
How much would I cry?

How deep is the ocean?
How high is the sky?

 

L’homo viator è colmo di dolore e di certezza.

Cristo è venuto a salvare noi vagabondi dall’inutilità, ad assicurare ai nostri passi una strada certa: com’è diverso l’homo viator, l’uomo camminatore come è concepito dalla mentalità cristiana. Egli infatti è colmo di dolore e di certezza, cioè umile; è colmo di dolore perché è ben consapevole dell’incoerenza, dei tradimenti, ma attraverso essi sempre passa trionfando l’evidenza e la certezza della presenza di Cristo, la volontà della Sua Presenza, e la sua vita è testimoniata dalla Sua Presenza, anche attraverso il male. Sperando l’insperabile, in spe contra spem: la prima grande coordinata, la coordinata dell’amore, nell’uomo teso nel cammino al destino, è la speranza. Spe erectus, dice San Paolo, descrivendo l’uomo cristiano, diritto nella speranza. Cadesse mille volte al giorno, queste cadute sono in lui, ma è come se fossero non sue, sempre di meno sue. Sperando contro ogni apparenza, eretto in una speranza invincibile. Cristo è il contenuto di questa speranza invincibile: tutto è per il bene, tutto è per la sua gloria.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti.

Il Wanderer è l’uomo che se ne va, non il camminatore (il camminatore ha uno scopo davanti), ma l’uomo che cammina smarrito e se si può beare di qualche cosa, si bea del suo spontaneismo alla deriva, alla mercé di chissà che. Il vagabondo se ne va, continua la sua strada che non una strada perché è senza scopo e senza missione, non ha un fine e non ha una fine. Per questo è condannato a fuggire, innanzitutto da se stesso, spinto non da un desiderio, ma da una insoddisfazione che che diventa condanna. Fuggire, fuggire, fuggire, e dopo tre giorni di corsa, come il Wanderer di Schubert, dopo tre giorni di cammino alla cieca, si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti. Pensate se questo non descrive tante giornate e la vita di tanta gente che abbiamo intorno.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

In questa sua ricerca del significato l’uomo ha bisogno di una direzione.

Così uno -come il Wanderer di Schubert – vagola di qua e di là, tocca un punto, un altro,e non riesce a tirare le fila perchè gli manca un fattore; manca un fattore per cui la riprova dell’addizione, della sottrazione, della divisione, della moltiplicazione, la riprova non riesce mai. L’operazione su di sé e sul mondo non riesce mai come coscienza dei fattori in gioco e, quindi, non riesce mai come esito, come riuscita.

Ma in questa ricerca di chi lui è, in questa sua ricerca del significato, l’uomo ha bisogno di una direzione, di uno scopo, altrimenti il suo stesso desiderio si muta in risentimento e violenza.

L’immagine di questo mondo, nel suo aspetto meno brutto, meno cattivo e meno violento, è quella del vagabondo; non tanto del viandante, ma del vagabondo, che Schubert ha sentito e descritto per venti minuti in questo bellissimo pezzo.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Quel soprassalto amaro che si ha.

Che questa domanda della fede e dell’affezione a Cristo, che questa domanda,
dunque, dell’amore nuovo all’uomo, sia sempre più, col tempo che passa, coincidente col nostro respiro, anche quando siamo imbronciati, anche quando siamo avviliti, anche quando abbiamo sbagliato. Quando abbiamo sbagliato, l’accorgersi di avere sbagliato non deve bloccarci. Quel soprassalto amaro che si ha, non perché l’errore non sia stato consapevole prima, era consapevole
prima, eccome, è responsabilità nostra, ma quel soprassalto che si ha dal momento in cui il rimorso prende, in cui uno s’accorge amaramente della cosa, non deve fermarci, non dobbiamo “restarci”, ma – come il bambino
che ha rotto qualche cosa e che, terrorizzato, alza gli occhi, vede la mamma che gli sorride e lo abbraccia, e allora tra le lacrime gli trapela già la letizia e la tenerezza – dobbiamo domandare. L’uomo è il pellegrino dell’eterno.
Homo viator era l’espressione con cui i medioevali definivano l’uomo: homo viator, l’uomo viandante, il viandante dell’eterno. E allora non esiste nessun gesto che esprima di più la nostra umanità, che la plachi di più e che la aumenti di più, la maturi di più e la renda più facile, che il chiedere. Mendicare la fede e l’affezione a Cristo: è questo la Confessione (..).

Luigi Giussani, Certi di alcune grandi cose, BUR

E questa storia imprevedibile d’amore e dinamite (c’è un’aria formidabile, le stelle sono accese).

Copyright Klara's street

Malinconia latente nei momenti più felici
Abissi imperscrutabili le donne degli amici
E questa storia imprevedibile d’amore e dinamite
Mi rende tollerabile perfino la gastrite.

Sergio Caputo, Un sabato italiano

In principio era il suono.

I musicisti nascono da musicisti. Mentre nel nostro curioso paese sono ora i commercialisti a nascere dai commercialisti, e i farmacisti dai farmacisti, ma anche i tassisti dai tassisti, una volta era soprattutto privilegio del suono essere compagno del coito. Fecondo accordo di un padre violinista dilettante e di una madre insegnante di pianoforte e organo, Glenn Gould nasce il 25 settembre 1932 a Toronto. C’è anche un’altra storia di suoni – di suoni di vocali – che
unisce il padre e la madre di Glenn Gould. Il padre una ne aggiunge nel 1939 (il suo cognome era Gold) per evitare ogni fraintendimento semita (fa il pellicciaio, il suo negozio si trova al secondo piano del King Edward Hotel nel centro di Toronto e una clientela, di sicuro non particolarmente open minded, non deve distrarsi chiedendoti perché quella volta lì avete votato per Barabba); la madre, Florence Emma Greig, cela dietro una metatesi una lontana parentela
con il compositore norvegese Edvard Grieg (forse l’unico motivo che spiega
la presenza della sua Sonata op. 7 in mi minore nella discografia di Gould). E poi ci sono inconsuete combinazioni d’età: Russel Herbert Gold è più giovane di quasi dieci anni di Flora e lei ne avrà 41 alla nascita di Glenn. E sette furono gli anni di matrimonio prima di avere un figlio, il solo figlio. Una cosa invece li divide: Flora è presbiteriana, Russel metodista. Ma in questo caso è la chiesa canadese a risolvere la questione proprio nell’anno del loro matrimonio: nel 1925 la chiesa metodista, la chiesa congregazionalista e due terzi della chiesa presbiteriana si unirono dando vita alla chiesa unita del Canada. (Le coincidenze non hanno senso, l’abbiamo già detto, però il fatto che alla volontà di Flora e di Russel si fosse saldata quella di un’intera comunità è un buon esempio per spiegare come mai ogni tanto si dica che le vie del Signore sono infinite).
Andrea Breschi Il Foglio, 14 gennaio 2012

Solo se tu percepisci che il rapporto con questa persona è segno del tuo rapporto con l’eterno, allora l’amore per questa persona è un amore eterno.

La permanenza della tenerezza e quindi della letizia che ne nasce – la tenerezza è il crepuscolo del possesso, il crepuscolo del mattino o il crepuscolo della sera –, la permanenza della tenerezza esige che sia una tenerezza vera; deve essere proprio una tenerezza vera per resistere, per permanere. Per essere una tenerezza vera deve amare in modo vero l’oggetto e l’oggetto deve essere percepito per quello che veramente è. Come faresti tu ad avere tenerezza verso un essere che ti dà la vita come tua madre e poi ti abbandonasse, perché a un certo punto muore? È una tenerezza oggi che, se ci pensi, annega già da oggi in un bidone di tristezza. Tu vuoi bene particolarmente a una persona, ma come fai a voler bene particolarmente a una persona, a sentirne tenerezza, pensando che domani non la vedi più, che domani muore o che domani va nel Kamciatka, che è in fondo, a est della Russia? Come faresti? Solo se tu percepisci l’eternità della compagnia con questa persona, solo se tu percepisci che il rapporto con questa persona, ciò che essa suscita in te, è segno del tuo rapporto con l’eterno, allora il rapporto con questa persona è un rapporto eterno, l’amore per questa persona è un amore eterno.

Luigi Giussani, Si può vivere così? Rizzoli 2007

Signore, sarò lì, sì è sicuro (You’ve got a friend).

When you’re down and troubled and you need a helping hand
and nothing, whoa, nothing is going right.
Close your eyes and think of me and soon I will be there
to brighten up even your darkest nights.

You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call and I’ll be there, yeah, yeah,
you’ve got a friend.

If the sky above you should turn dark and full of clouds
and that old north wind should begin to blow,
keep your head together and call my name out loud.
Soon I will be knocking upon your door.
You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call and I’ll be there.

Hey, ain’t it good to know that you’ve got a friend? People can be so cold.
They’ll hurt you and desert you. Well, they’ll take your soul if you let them,
oh yeah, but don’t you let them.

You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call, Lord, I’ll be there, yeah, yeah,
you’ve got a friend. You’ve got a friend.
Ain’t it good to know you’ve got a friend. Ain’t it good to know you’ve got a friend.
Oh, yeah, yeah, you’ve got a friend.

Traduzione

Ci sono tante sfumature anche nel colore delle scottature (Bimba se sapessi).

Copyright Klara's street

Idrofobina vegetale, bevo per dimenticare
Il mal di mare
Viscerale che questo mondo mi da

Respirazione artificiale
Per resuscitare il vecchio buon umore
Fai il favore non criticarmi perché
E’ sempre più difficile tirare avanti questo show
Mi fanno male i piedi a furia di ballare
Un pediluvio nel tuo cuore mi concederò

Bimba se sapessi che monotonia
Tutte quelle balle sulla fantasia
Guarda che mestiere che mi tocca fare
Io con questa faccia e il mio passato da dimenticare

Bimba non è un caso di nevrastenia
Puoi denominarlo spreco di energia
Tutta la fatica che mi tocca fare
Solo per riuscire a galleggiare in questo pazzo mare

Abito qui perché non sali
Ho una collezione di medicinali
E due bicchieri, gli avanzi del pranzo di ieri
Ci sono tante sfumature
Anche nel colore delle scottature
Le abrasioni che questa vita ci fa
Mentre inesorabili
Tiriamo avanti questo show
Ho un forte mal di testa a furia di sgolarmi
Con un tuffo nel tuo cuore mi rinfrescherò

Bimba se sapessi che monotonia
Tutte quelle balle sulla fantasia
Guarda che mestiere che mi tocca fare
Io con questa faccia e il mio passato da dimenticare

Bimba non è un caso di nevrastenia
Puoi denominarlo spreco di energia
Tutta la fatica che ci tocca fare
Solo per riuscire a galleggiare in questo pazzo mare

Sergio Caputo